CER Vallagarina: un modello di collaborazione pubblico-privato per il territorio 

CER Vallagarina: un modello di collaborazione pubblico-privato per il territorio 

Intervista a Rinaldo Maffei, Presidente della Comunità Energetica Rinnovabile Vallagarina 

La CER Vallagarina, costituita ad aprile 2025, rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra enti pubblici e privati nel settore delle energie rinnovabili. Ne parliamo con Rinaldo Maffei, storico amministratore locale e attuale Presidente della comunità energetica. 

Intervista di Energy4com 

Presidente Maffei, la CER Vallagarina è nata ad aprile 2025. Ci può raccontare come è nata l’idea? 

L’idea è nata dal confronto tra noi sindaci, rappresentanti dei Comuni fondatori. Come amministratori locali ci siamo posti una domanda fondamentale: possiamo davvero continuare ad assistere passivamente a un cambiamento climatico che è sotto gli occhi di tutti? Per noi, come si usava dire una volta, uomini di buona volontà, negare questa realtà sarebbe la cosa più ridicola. 

Il nostro ragionamento è partito dall’esperienza concreta che stavamo sviluppando nel Consorzio BIM dell’Adige. Questo territorio ha radici profonde: una formidabile tradizione cooperativistica e di tutela dei beni comuni. Basti pensare alle ASUC – le Amministrazioni Separate di Uso Civico – che da secoli gestiscono prati, boschi e montagne come patrimonio collettivo. 

Però abbiamo capito che ci eravamo sempre fermati su una soglia invisibile. Forse per abitudine, forse per quella delega che negli anni abbiamo fatto alle nostre municipalizzate. Il problema è che quando queste aziende arrivano a quotarsi in borsa, inevitabilmente devono badare più alla remunerazione del capitale investito che non al territorio che le ha generate. 

A quel punto abbiamo detto: “Proviamo a sfondare questo tetto di cristallo”. Attraverso il BIM abbiamo indetto un bando per la concessione di contributi per l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti coinvolgendo ben 800 famiglie. Il successo di questa iniziativa ci ha portato a riflettere se creare una vera rete di comunità piuttosto che limitarci ad avere dei piccoli impianti individuali con accumulo. 

Una logica semplice ma rivoluzionaria: risparmiare sui sistemi di accumulo individuali e fare circolare la nostra energia verso famiglie e aziende proprio quando a noi Comuni non serve. Una condivisione intelligente delle risorse, nel segno della migliore tradizione cooperativa trentina. 

I soci fondatori sono un mix interessante: sei Comuni, la Camera di Commercio e aziende private come Vivallis e Marzadro. Come si è costruita questa alleanza? 

Il coinvolgimento delle aziende private è stato un processo abbastanza naturale, fondato su rapporti consolidati che le amministrazioni locali hanno costruito nel tempo con le eccellenze del territorio. Vivallis, per esempio, non è semplicemente un’azienda: è la cooperativa vitivinicola dei sei Comuni fondatori; quindi, rappresenta già di per sé un esempio virtuoso di collaborazione intercomunale.  

Marzadro invece è una realtà diversa – un’azienda privata con sede a Nogaredo che produce alcune delle migliori grappe del Trentino. Con i suoi 300 kilowatt fotovoltaici sul tetto quasi pronti sono davvero un fiore all’occhiello per tutto il territorio. 

Ma la vera sfida è stata mettere insieme sei amministrazioni comunali. Non è stato per niente facile ed è una cosa piuttosto inedita per questa parte del Trentino, dove ogni Comune ha le sue specificità e i suoi tempi amministrativi.  

Devo essere onesto: il supporto tecnico di Energy4Com è stato fondamentale. Noi amministratori locali tendiamo sempre a pensare di essere autonomi, di sapere tutto quello che serve per gestire il territorio. Ma quando ti confronti con normative che cambiano come la tela di Penelope – e chi lavora nel settore delle rinnovabili sa di cosa parlo – capisci che serve competenza specialistica.  

Il progetto nasce dall’esperienza del BIM dell’Adige. Quanto ha inciso questo background nella vostra strategia? 

L’esperienza del BIM dell’Adige è stata fondamentale e ha inciso moltissimo sulla nostra strategia. Nel consorzio avevamo già sperimentato con successo forme innovative di collaborazione sui beni comuni. Vi faccio un esempio concreto: per due anni consecutivi abbiamo lanciato un’iniziativa che ha fatto la differenza. Abbiamo detto ai comuni: “Tu mi certifichi che con i nostri soldi hai riparato le perdite delle tue reti idriche? Bene, ti raddoppiamo i fondi così ne sistemi il doppio”. Un meccanismo virtuoso che ha funzionato perché aveva un obiettivo preciso: focalizzare l’attenzione degli enti locali su due beni che spesso diamo per scontati ma che sono preziosissimi, l’acqua e l’energia e impedire che risorse fondamentali per la vita delle comunità finiscano in mano a chi le vede solo come occasioni di profitto, senza legame con il territorio. 

La Vallagarina ha caratteristiche territoriali molto diverse. In che modo questo influenza il vostro modello energetico? 

La Vallagarina porta con sé una storia economica particolare: è stata storicamente la zona industriale della provincia di Trento; quindi, oggi abbiamo un tessuto produttivo ricco e diversificato. Ci sono imprese manifatturiere, artigiani specializzati e industrie energivore che hanno bisogno di molta elettricità per i loro processi produttivi. Ma non è solo questo: abbiamo anche un’agricoltura di qualità, un turismo importante e persino centri di ricerca collegati con noi tramite il BIM. È un territorio complesso, con esigenze energetiche molto diverse tra loro. 

Per questo abbiamo deciso di seguire una filosofia precisa: noi non vogliamo fare investimenti energetici squilibrati rispetto ai consumi reali. Non faremo mai un grande parco fotovoltaico solo perché si può fare, se poi non abbiamo sul territorio chi quella energia la consuma davvero. Sarebbe uno spreco di risorse e un’aggressione al paesaggio senza senso. 

Ecco perché abbiamo sposato completamente la logica della cabina primaria elettrica: lì dentro c’è rappresentato tutto il nostro territorio produttivo – le nostre aziende, le nostre imprese, i nostri consumi reali. È come una fotografia fedele di quello che siamo dal punto di vista energetico. 

L’ esempio concreto é  Vivallis, la nostra cooperativa vitivinicola: durante i giorni della vendemmia, hanno picchi di consumo incredibili tra presse, fermentatori, sistemi di raffreddamento. Ma quando il vino deve riposare tranquillo nelle botti, magari per mesi, i loro consumi crollano e possono cedere energia alla rete. È un perfetto esempio di complementarità. 

È questo l’equilibrio territoriale che cerchiamo: ognuno contribuisce secondo le proprie possibilità e consuma secondo i propri bisogni reali. 

Su quali fonti energetiche state puntando? 

Principalmente fotovoltaico sui tetti comunali e aziendali – questa è la nostra base tecnologica. Ma una volta avviato il progetto, è esplosa una molteplicità di idee. Ora tutti propongono: “Quel ruscello si potrebbe sfruttare per una microcentralina”, oppure “Valutiamo la biomassa con gli scarti dei nostri boschi”. 

È come se aver rotto il tabù iniziale abbia liberato la creatività progettuale di tutto il territorio. Ogni sindaco ora guarda il proprio ambiente con occhi diversi e vede potenziali energetici che prima erano invisibili. 

Il ruolo della Camera di Commercio nella compagine sociale è innovativo. Qual è la sua funzione specifica? 

La Camera di Commercio ha scelto di entrare nella CER dopo aver verificato la serietà del nostro approccio, ma la loro presenza ha anche una funzione strategica di tutela del territorio. 

Il problema è reale: ci sono operatori che vendono CER “chiavi in mano” trattenendo fino al 40% dei ricavi, senza alcun legame con il territorio. Vogliamo assolutamente evitare che si ripeta il disastro del Superbonus 110%, dove molti cittadini sono stati raggirati da società poco serie. 

La soluzione che abbiamo sviluppato insieme è un albo qualificato di fornitori e installatori; che garantiscono impianti e materiali certificati dal GSE a prezzi equi e trasparenti 

Come state coinvolgendo cittadini e piccole imprese? Qual è stata la risposta del territorio? 

Abbiamo organizzato assemblee pubbliche in tutti i comuni fondatori da Calliano a Nogaredo,i numeri non sono male per le nostre realtà. Ma non basta, serve un salto di qualità. 

Il problema vero è che stiamo chiedendo un cambiamento culturale enorme. Non è solo questione di energia: è un invito a riappropriarsi del protagonismo nella gestione dei beni comuni dopo decenni di delega totale. È un cambio di paradigma che richiede tempo per essere metabolizzato. 

Ci sono state difficoltà particolari che avete dovuto superare in questi primi mesi? 

Le difficoltà principali erano nei nostri timori iniziali. Ci avevano messo in guardia: “Per una società a partecipazione pubblica dovrete spiegare tutto alla Corte dei Conti – business plan, legalità dell’operazione, perché i Comuni non si possono indebitare”. 

Invece è andata molto meglio: abbiamo trovato magistrati della Corte dei Conti eccellenti e collaborativi. Ci hanno chiesto le integrazioni necessarie – è il loro mestiere – ma senza ostacolarci. Anzi, hanno compreso perfettamente l’importanza di quello che stavamo facendo. 

Non solo non siamo stati ostacolati: questo risultato è stato prezioso come precedente per altre amministrazioni che ora sanno che si può fare, che la strada è percorribile. Spesso le difficoltà più grandi sono quelle che ci creiamo nella testa, alimentate dalla paura di osare. 

La sostenibilità in territori turistici come il vostro deve fare i conti con il paesaggio. Come trovate il giusto equilibrio? 

Il giusto equilibrio lo si trova praticandolo, attraverso il protagonismo delle persone. Qui vicino, a Brentonico, che sarà uno dei prossimi Comuni a entrare, c’è un grande dibattito. Il cambiamento climatico consente di piantare vigne fino in alta montagna, ma sono i cittadini che dicono: “Attenzione, investimenti nelle aree basse sì, ma se andate in alta quota rovinate il paesaggio da dove i turisti guardano il Garda”. 

Gli allarmi non sono venuti dalle amministrazioni ma dai cittadini e noi saremo il loro megafono. Se sbagliamo su questo punto siamo finiti, diventiamo come quelli che fanno parchi fotovoltaici in Sardegna e poi se li bruciano. Quella è politica di rapina: vai in un posto che non è tuo e porti via tutto. 

Oltre al risparmio energetico, vedete la CER come strumento di sviluppo territoriale più ampio? 

Assolutamente. È la prima volta che nel gergo amministrativo entra una parola che fa terrore: “povertà energetica”. Sono convinto che riusciremo a convincere la gente che i soldi che usciranno da questa iniziativa è meglio lasciarli in comunità per fare cose della comunità. Nessuno di noi ha bisogno di 100 euro, ma abbiamo bisogno di essere certi che quei soldi siano spesi bene e saranno spesi da loro, dai cittadini. 

Vogliamo che la gente torni protagonista, basta con la delega in bianco su tutte le questioni che riguardano la vita.  

A livello operativo, su cosa vi state concentrando in questa fase iniziale? 

Ora dobbiamo fare il secondo passo: coinvolgere i cittadini. Abbiamo urgenza per il PNRR, ma soprattutto dobbiamo strutturarci perché diventeremo grandi.  

Mi piacerebbe tanto creare anche un percorso didattico nel parco che ho realizzato con i bambini dell’asilo – dove facciamo vendemmia e raccolta olive – aggiungendo il percorso dell’acqua e del fotovoltaico. I bambini devono capire questi temi fin da piccoli. 

Quale cambiamento spera che questa esperienza possa portare nel territorio? 

Che la gente torni ad essere protagonista.  

L’esempio dell’acqua è emblematico: quando dici a una famiglia che consuma 200 litri al giorno a persona, restano sbalorditi e cominciano a ragionare su come risparmiare. È questa consapevolezza che porta all’azione, al protagonismo vero. 

Il nostro ambiente non è ammalato, ma è a rischio. I ghiacciai sono a rischio estinzione, le nostre risorse idriche non sono infinite. “Pian coi sassi”, ma con determinazione: questa è roba nostra e vogliamo gestirla noi. 

So che chi fa il pioniere commette errori. Ma l’importante è lasciare fondamenta solide per gli amministratori che verranno dopo, che potranno prendere la bandierina dove l’abbiamo lasciata e portarla più avanti. Questo è il vero progresso: costruire sempre sulle spalle di chi ti ha preceduto. 

Energy4com

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